“Con questo romanzo ho messo in evidenza gli aspetti orribili dell’università. Avrei potuto scrivere un pamphlet sociologico su quello che ho visto e che vedo intorno a me, ma ho preferito il romanzo”: così Paolo Puppa presenta al Caffè Letterario della facoltà di Architettura della Sapienza il romanzo “Ca’ Foscari dei dolori” (Titivillus, 2014).
Paolo Puppa è docente di storia del teatro e dello spettacolo all’Università di Venezia e proprio la Ca’ Foscari è protagonista di questo libro, rappresentata dalla prospettiva di chi non riesce ad emergere: “Parlo anzitutto della figura della scala, metafora del teatro elisabettiano, e dunque delle relazioni interpersonali che si svolgono attraverso la diversa posizione che ognuno occupa nella scala”, dice Puppa, “tu non sei quello che sei, ma sei quello che puoi servire alla carriera degli altri”.
Protagonista del romanzo è Giacomo Sconcerti, un professore universitario che vede la sua carriera giungere ad un'”impasse”: “La carriera del protagonista si blocca all’associato e non potrà mai diventare ordinario”, continua Puppa, “è un infelice, in quanto scopre che la sua carriera è bloccata per sempre e la persona che poteva aiutarlo con i concorsi, il suo patron, muore. Dunque cova rancore e risentimento: da qui il disincanto e il disamore per sé e per gli altri, l’odio che ha ad esempio per gli studenti. Per evitare la sconfitta si prospettano due strade: da un lato l’eros dilagante e anche un po’ pasoliniano; dall’altra la malattia e la morte: odia la vita, ma non vuole lasciarla”.
Intervista a Paolo Puppa:
Mattia Marzi