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Alessandro Tonda: “Nicola Calipari era un servitore dello Stato che amava la vita, non un supereroe”

La storia dell’alto dirigente del SISMI arriva sul grande schermo all’Auditorium Parco della Musica di Roma a vent’anni dal suo assassinio

Cast del film Il Nibbio all’Auditorium Parco della Musica di Roma

Alessandro Tonda presenta Il Nibbio, il suo nuovo film sul rapimento e il salvataggio della giornalista Giuliana Sgrena durante la guerra in Iraq. Il film è interpretato da Claudio Santamaria nel ruolo di Nicola Calipari, l’agente che nel 2005 sacrificò la propria vita per salvare la giornalista dopo 28 giorni di prigionia. Il regista è stato accompagnato all’Auditorium Parco della Musica di Roma dallo sceneggiatore Sandro Petraglia, da Sonia Bergamasco (Giuliana Sgrena), Anna Ferzetti (Rosa Villecco), Claudio Santamaria (Nicola Calipari), Samanta Antonnicola di Rai Cinema e Guglielmo Marchetti di Notorious Productions.

Sia il regista che lo sceneggiatore hanno spiegato che, al momento della raccolta delle informazioni, non esisteva praticamente alcuna documentazione sul caso. Solo il libro della stessa Giuliana Sgrena Fuoco Amico e le testimonianze di Gabriele Polo, ex direttore de “Il Manifesto”, il giornale per cui la giornalista lavorava. Quando venne contattata la famiglia per proporre il progetto, Rosa Villecco, la moglie del protagonista, fu l’unica a dare il via libera. I due figli della coppia declinarono in un primo momento la proposta, ma, dopo aver letto la sceneggiatura finale, accettarono anche loro di essere rappresentati.

“Rosa mi ha aperto il suo cuore raccontandomi come ridevano con il marito e altri dettagli fondamentali perché io potessi assomigliare il più possibile a lei”.

Anna Ferzetti

Sandro Petraglia racconta di essersi affidato molto alle sue emozioni durante la stesura della sceneggiatura, rivelatasi sorprendentemente facile. Tuttavia, per Anna Ferzetti, l’incontro con la moglie (da lei interpretata) sul set del film, è stato molto duro. L’attrice ha condiviso il timore e il rispetto che provava per la donna e quanto l’abbia aiutata a calarsi nella parte: “Mi ha aperto il suo cuore raccontandomi di come ridevano tanto con suo marito e altri dettagli fondamentali per farmi assomigliare il più possibile a lei”.

Anche Claudio Santamaria ha sottolineato quanta delicatezza e sensibilità fossero necessarie per trattare la storia. L’attore, come Alessandro Tonda, ha evidenziato la grande responsabilità nel rendere giustizia alla figura di Calipari. Un uomo che “sapeva valorizzare le differenze nella società, un servitore dello Stato che amava la vita”. Una interpretazione, non affatto facile, che ha portato Santamaria a dover oltretutto perdere dodici chili per ricoprire nel migliore dei modi quel ruolo.

La produttrice di Rai Cinema Samanta Antonnicola ha spiegato che il film “non poteva andare male”, in considerazione di come rappresentare un personaggio di questo calibro richiedesse una produzione impeccabile e all’altezza del compito. Un obiettivo certamente raggiunto dopo aver appreso della commozione di Rosa Villecco a seguito della visione del film.

Da sinistra Sandro Petraglia, Alessandro Tonda, Sonia Bergamasco, Claudio Santamaria e Anna Ferzetti

Alessandro Tonda è riuscito a rappresentare alla perfezione questa storia così dura, creando tensione e suspence dall’inizio alla fine. Nonostante l’esito tragico fosse già noto, lo sviluppo della narrazione è stato impeccabile. Uno dei punti di forza è stata, senza dubbio, l’interpretazione di Claudio Santamaria. L’attore è riuscito a calarsi nel ruolo nel migliore dei modi e a restituire le peculiarità di una situazione così delicata: le tese trattative con i terroristi, così come i pochi momenti di tregua per la famiglia, sono sembrati reali.

Il Nibbio non è un tipico film poliziesco, ma una storia in cui giustizia, amore e dramma si fondono perfettamente con rispetto e sensibilità. Come ha spiegato Petraglia, l’obiettivo era mostrare la magnifica persona che Calipari è stato durante i 28 giorni infernali del rapimento, non concentrarsi sui colpevoli della morte o su questioni politiche.

Un ulteriore elemento di riflessione ha riguradato il lavoro dei giornalisti che rischiano la vita in questo tipo di conflitti. Il caso de Il Nibbio non è isolato: quest’anno, esempi come quello di Cecilia Sala hanno evidenziato la mancanza di protezione e di risorse a disposizione dei professionisti del settore. E il più delle volte le vicende non hanno avuto un esito positivo come quelle che hanno visto coinvolta la Sgrena. La società dovrebbe sforzarsi di andare avanti sulle orme di Calipari, invece di cedere il passo a continue ostilità e inutili separazioni.

La prima avrà luogo il 4 marzo, a vent’anni dai fatti, nella Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica. E, come annunciato dal Sindacato dei Giornalisti, verrà consegnato il Nastro della Legalità, premio annuale per il cinema sociale e civile. Il film sarà anche proiettato nelle sale cinematografiche a partire dal 6 marzo.

Deray Sarrasí Puyuelo

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