L’incontro “Le donne della cultura. Soft Power e leadership femminile” di Giovedì 27 Marzo 2025 ha offerto uno sguardo approfondito sul ruolo delle donne nella cultura e sul loro impatto attraverso il soft power. L’intervento di Mihaela Gavrila, Professoressa dell’Università Sapienza di Roma, ha evidenziato il valore dell’influenza femminile nella società e nei processi decisionali, nonché l’importanza di promuovere la parità di genere nei vari ambiti professionali.
Presente anche la Presidente del Rotary Club Passport Mediterranee Rosaria Caltabiano, che ha promosso l’incontro in collaborazione con il Rotary District 2110. Il club comprende i territori della Sicilia e Malta e si inserisce, a livello globale, nel più ampio Rotary International, organizzazione che riunisce leader e professionisti per sviluppare progetti umanitari, favorire la pace e incoraggiare l’etica professionale. Fondato nel 1905 a Chicago dall’avvocato Paul Harris, il Rotary è oggi presente in quasi tutti i paesi del mondo con migliaia di club locali. Inoltre, l’organizzazione sostiene altri programmi come il Rotaract per giovani adulti, l’Interact per studenti e la Fondazione Rotary, che finanzia borse di studio e progetti di sviluppo.
Soft Power e leadership femminile
Uno dei temi principali dell’incontro è stato il soft power, che esprime la capacità di influenzare e attrarre senza coercizione, utilizzando strumenti come la cultura e la diplomazia. Questo approccio, generalmente associato alla leadership femminile si differenzia dal tradizionale “hard power”, basato sulla forza e il controllo economico. Durante il dibattito, la Professoressa Gavrila ha sottolineato l’importanza di attivare le tre G – generi, giovani e geografia– per potenziare il soft power in Italia; l’obiettivo è quello di valorizzare il contributo femminile nelle posizioni di leadership, coinvolgere le nuove generazioni come motore di cambiamento e investire sulle risorse del Sud Italia per ridurre le disuguaglianze territoriali.
Un altro aspetto cruciale è il ruolo dei prodotti culturali nel definire le narrazioni sul mondo femminile. Come vengono raccontate le donne nella società? Si perpetuano stereotipi o si valorizzano le loro competenze? La risposta a queste domande incide profondamente sulla percezione del potere femminile.
Gender gap e le sfide della parità di genere
I dati riguardo alla parità di genere nel mondo del lavoro non sono rassicuranti. Infatti, secondo il Global Gender Gap Report 2024, il divario di genere nel settore lavorativo è stato colmato solo per il 68, 5%; ciò significa che servirebbero tra 135 e i 277 anni per raggiungere la piena parità e a fronte di questa lentezza, l’Italia sta purtroppo perdendo terreno rispetto alla media europea. Affrontare questa sfida richiede interventi concreti per promuovere l’occupazione femminile, ridurre il divario salariale e per aumentare la rappresentanza femminile nelle istituzioni politiche e nei luoghi di leadership. Tutto questo si concretizzerebbe se si incoraggiasse una cultura più inclusiva, modificando le narrazioni e le aspettative sociali su uomini e donne fin dall’infanzia.
Il settore culturale e audiovisivo
La cultura si è rivelata un settore strategico per il cambiamento. Prima della pandemia, il settore audiovisivo italiano impiegava un numero significativo di donne e giovani rispetto rispetto ad altri settori. Tuttavia, dati più recenti mostrano che la tendenza si è invertita.
Un esempio efficace del cambiamento che può avvenire nell’industria culturale è la Galleria Nazionale D’Arte Moderna e Contemporanea di Roma (GNAM), che negli anni passati, attraverso la mostra Time is Out of Joint, ha lavorato attivamente per valorizzare le artiste donne, aumentando il numero di opere acquisite. Inoltre, per valorizzare le artiste della Galleria Nazionale è stato lanciato il progetto Women Up, che ha utilizzato il web e la narrazione audiovisiva, amplificando il messaggio del femminismo e del soft power femminile. In questo contesto si inserisce anche il memorandum d’intesa RAI “No Women No Panel”, che rappresenta un primo passo importante per garantire una maggiore presenza femminile nei media audiovisivi, in particolare nei talkshow.
Una visione innovativa del rapporto tra arte e soft power è stata poi condivisa dallo scultore siciliano Nicola Dell’Erba: l’arte non dovrebbe essere soltanto confinata nei musei, ma liberata e portata negli spazi aperti per stimolare il dibattito sociale e sensibilizzare su temi di rilevanza globale. “Liberare l’opera significa liberare l’idea dell’opera”, ha spiegato, favorendo in questo modo una comunicazione culturale più inclusiva e meno legata alle narrazioni stereotipate. In linea con questo pensiero, l’artista ha collaborato con il Rotary District 2110, che ha promosso l’iniziativa “la Stele della pace nel Mediterraneo”, all’interno del Parco dell’Etna.
La cultura, quindi, è il principale strumento di diplomazia, che può contribuire in modo significativo al cambiamento sociale, investendo tutti gli ambiti della nostra società. La filosofa Nancy Fraser parlava di femminismo ecologico, per sottolineare che l‘emancipazione femminile non dovrebbe limitarsi alla sola conquista del potere, ma concentrarsi sul miglioramento della qualità della vita per tutti.
Martina Colantoni