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“Nemiche del popolo”: la mostra sulle donne nelle carceri comuniste

“Mi hanno portata alla sede della “Milizia”, dove mi hanno rinchiusa in una stanza. C’era lì un poliziotto – o Dio sa cos’era! – bruno e calvo. Lo vedo come se fosse ora: appena entrata, mi mollò uno schiaffo, un colpo secco sulla guancia destra, che mi perforò il timpano…per cui tutt’oggi porto l’apparecchio acustico (piange)…”. 

Testimonianza di Cecilia Jugănaru, pubblicata nel volume “Una volta, un giorno d’autunno…15 novembre 1987”

 

“…giovedì 18 novembre 1958, a mezzogiorno, nella prigione di Văcăresti, ho dato alla luce una bambina… L’ho chiamata Libertatea-Justina…Tuttavia, quelli lì le hanno cambiato il nome e la data di nascita nei documenti redatti! …Quando ho visto la mia bambina per la prima volta, l’ho abbracciata con un amore indicibile, che non avevo mai provato prima, ma anche con un profondo sentimento di paura, che mi aveva terrorizzata a lungo: “Sarà normale, dopo tutte le sofferenze indotte dalle guardie della Securitate, all’arresto?!”…”

Testimonianza di luliana Predut Constantinescu, “Speranze ammanettate”, Pitesti, 1999, 2000

Queste sono solo alcune delle tante testimonianze di quei giorni di prigionia, crudeltà e sofferenza che potrete rivivere e sentire sulla vostra pelle all’interno della mostra “Nemiche del popolo”.

L’Accademia di Romania in Roma, che ospita l’esposizione, intende raccontare e far ripercorrere ai suoi visitatori, le atrocità e bestialità messe in atto dal sistema carcerario comunista nei confronti di donne, contadine, aristocratiche, puerpere, anziane, adolescenti, ragazzine e donne incinte. Leggendo le loro storie, il percorso che sono state costrette a dover attraversare, il silenzio al quale sono state obbligate, le condizioni di vita che hanno dovuto accettare per riuscire a sopravvivere, si capisce, con maggiore profondità, quanto siano state straordinariamente coraggiose e forti. Una forza soggetta ogni giorno a prove estremamente dure che hanno tolto loro la bellezza della libertà e dell’esistenza.

Passando da una fotografia all’altra, si ha la sensazione di essere catapultati in quei tempi. Soffermatevi sui loro occhi, sul loro volto. Immaginate di ascoltare le loro parole mentre imparate a conoscerle nei loro sguardi. Provate a immedesimarvi in ciò che hanno provato, nei loro momenti, nelle loro emozioni, nei timori che le hanno accompagnate in quegli istanti senza fine all’interno delle carceri e dei campi di lavoro comunisti in Romania.

Molte di queste donne sono state incarcerate perché considerate un rischio per l’ordine sociale dello Stato Comunista; altre, invece, hanno dovuto subire questa condanna in quanto madri, sorelle o figlie di uomini già incarcerati. Il Centro Internazionale di Studi sul Comunismo del Memoriale di Sighet ha reso noto come il 5.31% degli incarcerati per motivi politici nella Romania comunista erano donne. Ma non sono state le sole. A loro si sono aggiunte migliaia di donne deportate.

A queste donne è stato tolto tutto. Spogliate di ogni dignità, private della loro umanità e costrette a condizioni di vita disumane.

“A.C.: Mi dica, in quanto donne, come faceva a provvedere alla propria igiene?

 I.C.:  Piuttosto male. Male. Le racconto, per esempio, nel carcere di Miercurea Ciuc come facevamo a… Allora, quell’acqua che avevamo, un litro d’acqua a testa, ci serviva per bere, per lavarsi e per…(…) Era un litro d’acqua al giorno, che usavamo per tutto…”

AIOCISAC, intervista n.3530, con Irina Coos, realizzata da Andreea Cârstea, il 9 giugno 2016

Per non dimenticarle. Per ogni volto a cui è stata data una voce. Perché la conoscenza rende libere.

“Nemiche del Popolo”: Mostra sulle donne nelle carceri comuniste 

7 marzo – 10 aprile 2025

Accademia di Romania in Roma, Viale delle Belle Arti, 110

 

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