Nella mattina del 13 marzo 2025, presso l’aula II del dipartimento di Filosofia in Villa Mirafiori dell’Università di Roma “La Sapienza”, si è svolto il secondo incontro del seminario di Filosofia Teoretica – dal titolo “Voci Filosofiche sul Fascismo” – coordinato dagli insegnanti Donatella di Cesare, Marcello Mustè e Elettra Stimilli, che ha visto la partecipazione di un importante scrittore e sociologo proveniente dalla Danimarca: parliamo di Mikkel Bolt Rasmussen, il quale, tra i tanti temi affrontati, analizzerà il fascismo contemporaneo.
Chi è filosofo danese?
Una breve sintesi su chi sia il nostro ospite è doverosa: Mikkel Bolt Rasmussen, è un filosofo e studioso di teoria politica, oltre che essere un importante attivista; del suo lavoro riconosciamo le ricerche in campo sociologico in particolar modo riguardo le dinamiche di potere e su come queste influenzino i cambiamenti che avvengono all’interno della nostra sfera sociale. E’ anche uno storico dell’arte che ha analizzato le avanguardie estetico-politiche dal 900′ ai giorni nostri; insegna Estetica Politica, presso il dipartimento di Arte e studi Culturali dell’università di Copenaghen, ed è autore di alcuni saggi, tra i quali “Hegel after Occupy” (Sternberg Press, 2018), “La controrivoluzione di Trump. Fascismo e democrazia” (Agenzia X, 2019) e “Dopo il grande rifiuto” (Agenzia X, 2021).
Arte e Politica.
Nella prima parte del Seminario, Bolt si è concentrato sul ruolo dell’arte e il modo in cui essa è strettamente collegata con la politica; secondo l’autore arte e politica avrebbero iniziato ad essere legate l’una con l’altra a partire dal secolo scorso, mediante l’affermarsi dei nuovi strumenti di riproducibilità tecnologica (come la stampa, la fotografia o la cinepresa) che avrebbero colpito qualsiasi ambito della vita culturale, tra cui anche le forme artistiche. La riproduzione dell’arte per mezzo della tecnologia sarebbe, da lì in poi, stata sfruttata anche per fini politici.
Andando nel particolare, Bolt spiega come i regimi autoritari, tra cui il fascismo storico, abbiano cercato di utilizzare l’arte come strumento di propaganda diretta, nel tentativo di sottometterla e modellarla per sostenere i propri ideali e consolidare il controllo politico, e per creare una vera e propria estetica del potere. Questo è un concetto che Bolt attinge da un altro importante filosofo, citato molte volte nel corso del seminario, ovvero William Benjamin e la sua teoria sull’estetizzazione della politica; in pratica, ribadito dallo stesso autore danese, essa descrive un fenomeno nella quale la politica, insieme a tutte le sue azioni, non è più giustificata attraverso ragionamenti razionali, ma trasformata in simboli e rituali. La politica si sarebbe adattata al linguaggio dell’arte trasformandosi in un’esperienza visiva e sensoriale (proprio come se si stesse guardando un quadro). La tesi dunque illustra come il fascismo storico abbia utilizzato questa operazione per mobilitare le masse e ammetterle all’interno dell’ideologia autoritaria.
Trump e il Fascismo contemporaneo.
Nella seconda parte dell’evento, Mikkel Bolt si concentra sul modo in cui l’ideologia fascista è sopravvissuta oggi e di come essa sia cambiata rispetto al suo corrispettivo storico: se i movimenti fascisti nel primo dopo guerra hanno fatto la loro comparsa per sovvertire ad una mancanza all’interno del sistema parlamentare, il fascismo contemporaneo, spiega Bolt, si costituisce di partiti che desiderano salvare la nazione dalle “macchie” del presente rendendola di nuovo illustre. Da qui ad esempio lo slogan di Donald Trump “Make America Great Again” usato durante le sue due campagne elettorali. Il neo eletto presidente degli Stati Uniti è stato preso ampiamente in discussione in questa parte del seminario in quanto esempio di leader contemporaneo che si amalgama al fascismo di oggi: Trump, la cui leadership si alimenta su un linguaggio divisivo e polarizzante volta a frammentare e dividere l’opinione pubblica, vuole riammettere la supremazia degli Stati Uniti nei confronti delle altre nazioni, avvantaggiando solo una fetta di popolazione americana: quella bianca ai danni degli stranieri.
L’autore danese ha condotto un’impeccabile analisi su come il fascismo contemporaneo sia un fascismo meno sofisticato, senza movimenti politici o atti terroristi (ad eccezione dell’assalto a Capitol Hill nel 2021); oggi è alimentato dai social network (si vedi il modo in cui Trump utilizza i suoi profili personali, X in particolare), dalla TV, dai talk e da qualsiasi altro mezzo di comunicazione di massa. Il progetto però è rimasto lo stesso di sempre: preservare ciò che si pone come tradizionale, avviare un’esclusione etnica e accrescere l’egemonia della propria nazione.
Il seminario Voci Filosofiche sul Fascismo continua con altri appuntamenti. In allegato sono riportati i successivi incontri.