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Votare è un atto statistico: a Scienze Politiche il convegno “Disinformazione e scienza dei dati elettorali”

Il 20 Marzo 2025 presso la Sala delle Lauree- Facoltà di Scienze politiche, Sociologia e Comunicazione si è tenuto il convegno “Disinformazione e scienza dei dati elettorali”.

In collaborazione con Fondazione Roma Sapienza, Società italiana di Statistica, ISTAT e la Presidenza del Consiglio dei Ministri dalle ore 9:00 alle ore 17:00 si sono susseguite sei sessioni plenarie.

Disinformazione, Scienza dei dati elettorali, Democrazia, statistica elettorale e molti altri temi hanno visto dibattere i numerosi ospiti del convegno.

Ad aprire l’appuntamento sono stati Pierpaolo D’Urso, Preside della Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia, Comunicazione ed Eugenio Gaudio, presidente della Fondazione Roma Sapienza per i saluti istituzionali e la presentazione del programma.

Ospiti ed organizzatori si sono proposti di esplorare il panorama elettorale e politico approfondendone il ruolo delle tecniche di analisi dei dati per stimolare poi un confronto sulle nuove metodologie.

In uno degli interventi del Professor D’Urso si è infatti sottolineata l’ importanza di un’analisi adeguata dei dati elettorali in quanto ricchi di informazioni affidabili e basati su dati empirici.

L’alterazione e la manipolazione di quest’ultimi comporta gravi conseguenze come disinformazione, destabilizzazione della democrazia, delegittimazione elettorale ed astensionismo.

Idealmente è possibile costruire una democrazia capace di integrare i dati nei processi deliberativi ma ,soprattutto in un periodo storico come questo, in cui persiste una crisi della democratica globale, avanza l’autoritarismo speculare al declino della democrazia.

Gli Stati Uniti , ad esempio, nel Democracy Index prodotto dal settimanale The Economist passano da “democrazia perfetta” a “democrazia imperfetta”.

L’Italia secondo lo stesso indice perde punti nelle cinque categorie costituenti della media ponderata, tra cui “Sicurezza degli elettori” ed “equità e libertà delle elezioni”.

Sicurezze e libertà che sono condizionate spesso dalle cosiddette “difficoltà educative”.

La dottoressa Claudia Sartori, facente parte dell’Ufficio affari internazionali del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per l’informazione e l’editoria, si è soffermata proprio sull’educazione digitale in quanto indicatore della salute del processo tecnologico dell’Unione Europea.

Citando il Regolamento Europeo sulla libertà dei media, in vigore dal prossimo 8 agosto 2025, ha sottolineato la necessità di rafforzare l’informazione professionale e di qualità.

“La disinformazione è sempre esistita ma è ad oggi un fatto sociale” ha affermato Sartori relativamente all’indebolimento dell’informazione tradizionale unita alla crescente diffusione di privilegi di cui godono i media rispetto alla moderazione dei contenuti pubblicati sulle piattaforme.

Sia Sartori che Luigi Consu, ospite del convegno e direttore ANSA, sono d’accordo all’introduzione nelle scuole di una “Media information literacy”.

Una vera e propria educazione al riconoscimento delle informazioni presentate al pubblico secondo i criteri di responsabilità, trasparenza e pubblicazione.

“Non compriamo abbastanza informazione professionale, sembra che sia tutto gratis” spiega Consu riferendosi all’idea che i social e i media hanno contribuito a trasmettere.

Dai vari contributi professionali è emerso quindi nell’arco della giornata che ogni volta che votiamo compiamo un atto statistico e l’integrazione dei metodi quantitativi avanzati, con lo studio dei processi politici ,permette di comprendere con maggior precisione le dinamiche del voto.

L’uso avanzato dei dati ridefinisce quindi, con un effetto spesso polarizzante, il panorama politico ed elettorale.

Autore: Maria Risa

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